martedì, Aprile 16, 2024

La vetta del Cerreto

Tra i percorsi di trekking proposti, questo è sicuramente il più impegnativo (dura circa quattro ore, solo andata, e si arriva fino all’altitudine massima di 1316 mt), per cui è consigliabile, prima di cominciare (ore 8:30) una ricca colazione presso una delle aziende agricole di Lettere, da abbinare ad un pranzo a sacco in vetta intorno alle ore 13:00 per poi rimettersi in cammino per il ritorno con una certa calma, quindi il rientro è previsto nel tardo pomeriggio.

Dopo la colazione a Lettere, la nostra guida, grazie al servizio navetta, vi condurrà sul sentiero n. 340 che è l’arteria principale del versante nord del Cerreto.

Si parte dai cancelli situati alla fine di Via Monte Taccaro nel Comune di Angri. Un breve tratto con un tornante su strada asfaltata,trecento metri, ed ecco sulla destra l’inizio vero e proprio del sentiero, una scala con gradoni di pietra locale intervallati da tratti di falsopiano e si arriva in 15 minuti sul Chianiello (205 mt). Un’ampia radura, con bosco di castagni e di nocciole, area attrezzata per pic-nic, spazi aperti e liberi, una volta coltivati a orto e vigneto, e con alberi da frutta. Resta un vecchio gelso rosso, al limitare del bosco ed in prossimità del Rifugio ‘La Casa del Guardiano’ inaugurato il 28 marzo 2005, ristrutturando un antico rudere. All’interno una lapide ricorda Alberico Sellitto e Gaetano Marra, indimenticabili precursori e sostenitori delle iniziative dei Moscardini. Dal Chianiello il sentiero s’inoltra in un boschetto di castagni, dopo dieci minuti si lascia a destra il sentiero n 346 che porta al Castello di Lettere, qui siamo ad una quota di 275 mt.

Si va avanti, sempre in leggera salita, ed ecco, un antico strumento di montagna, non più in uso: la stazione di arrivo e ripartenza di una teleferica a sbalzo, localmente chiamato lo ‘nsarto (una na fune d’acciaio – fatta di corda fino a duecento anni fa -, stesa tra due punti di attacco, posti a differente altezza, sulla quale venivano fatti scendere per gravità, fascine, legna e altri prodotti della montagna).

Il sentiero diventa più ripido, ma si cammina all’ombra dei castagni e si affondano i piedi nel lapillo vesuviano: attenzione in discesa si può scivolare! Il sole e la luce si ritrovano quando raggiungiamo la ’Làmia della Caccia’. Làmia, parola di origine greca a indicare un luogo con una grotta o una voragine, in questo caso per gli appostamenti dei cacciatori, quando la caccia era solo una necessità.

Si supera la vena ‘Capomazzo’ e si entra nel territorio demaniale di Lettere, dalla provincia di Salerno a quella di Napoli; si sale per cinque tornanti fino alla quota di 488 mt; qui c’è un bivio: a destra si va ad Orsano di Lettere per il sentiero n.340a, a sinistra continua il n.340.  Un breve tratto in falsopiano porta a riattraversare la Vena di Capomazzo e rientrare nel territorio di Angri: si possono osservare sulla destra esemplari di agrifoglio.

Dopo la Vena il sentiero sale, non più agevolmente, per tornanti, ce n’erano nove, fino alla quota di 526 mt, per arrivare sulla ‘Ballatora’, tradizionale luogo di sosta e recupero delle forze. Per essere quassù, dall’inizio del sentiero, si è camminato parecchio, quasi un’ora dal Chianiello e ci vuole qualche minuto di riposo.

Dalla ‘Ballatora’ si riprende a salire, dopo circa duecento metri si svolta a sinistra e rapidamente e ripidamente si arriva ad un bivio (553 mt). A sinistra si va alla ‘Casa Rossa’ e a Corbara per il sentiero n.324a, per il Cerreto si va dritto e si prosegue fino ad un bivio, dove si prende a sinistra, per la cosiddetta ‘tagliata dei cavalli’: è un recente sentiero ricavato sulle pendici acclive per consentire il passaggio dei ‘viaggiatori a cavallo’. Questo tratto presenta qualche difficoltà, ma in breve si arriva sulla vecchia mulattiera (724 mt) che da Lettere porta a Corbara. La valle del Sarno è ai nostri piedi, il Vesuvio di fronte con i monti di Sarno e i Picentini a destra con il Pizzo San Michele, il Terminio e Montevergine.

Si prende a destra, mentre a sinistra la mulattiera porta alla Grotta di Santa Maria della Speranza per il sentiero n. 340b, dopo poco si abbandona la mulattiera e si gira a sinistra, tra aceri e castagni, e in breve si arriva ad uno stradone che arriva da Orsano. 

Siamo tra i cosiddetti ‘Canali di Lettere’, si va a sinistra e si giunge su una piccola sella, il Mandrone a 901 mt di quota, nel folto di un bosco di castagni.

Un sentiero scende e porta al bivio dove ha inizio il n.340c, il ‘Sentiero del Professore’, una bretella che raggiunge il mitico sentiero dell’Alta Via dei Lattari, il n.300, il sentiero del Cerreto è a destra dove una traccia ben evidente sale ripidamente in un canale scavato dall’acqua; si passa vicino ai resti di un’antica nevera in un bosco di castagni (925 mt), e per tornanti si giunge sulla spianata del Cauraruso, 1064 mt.

Opportuna un’altra sosta per riposare e per ammirare ancora una volta la Valle sottostante e il golfo di Napoli, con Castellammare di Stabia sulla sinistra e i paesi vesuviani che contornano il Vesuvio. Qui in primavera esplode la natura con colorate fioriture di santolina napoletana, di cisto, di crochi, anemoni, aglio selvatico, narcisi, orchidee, mirto, lentisco e una pizzicata di origano profumatissimo.

Al caldo delle rocce si possono osservare i rarissimi ‘Ramarri del Cerreto’, una specie endemica di lucertola, dal colore verde brillante.

Dal Cauraruso si va per la cresta, il sentiero a volte si perde tra le pietre che spuntano dalla terra, qui è territorio di pascolo e spesso a far compagnia si vedono mucche e pecore. Sulla cresta si cammina come sopra una punta di lama, a destra e a sinistra le valli che contornano il Cerreto, quella di Corbara e di Lettere. In meno di mezz’ora si arriva sul Colle Nord, a circa 1200 mt, davanti c’è il tratto finale del cammino, si passa davanti all’Albero della Salute (1255 mt), solitario, sulla sinistra del sentiero. E’ uno degli ultimi esemplari di faggio sopravvissuto alle razzie ed agli incendi e così battezzato da Alfonso, leggenda del Cerreto con il nome di Ocalan, nel 2000. Alfonso crede alle virtù terapeutiche e taumaturgiche di questo faggio, che dona benessere e serenità a chi fa tre giri intorno ad esso in senso orario. Sarà vero? Comunque, non costa niente provarci, ma attenti al precipizio ! Dopo la salutare visita il sentiero si fa impervio ed è tutta una pietraia fin sulla vetta.

L’ultimo sforzo ed ecco la meta (1316 mt) ed è meritato il riposo; se il tempo è bello, il sole sarà già alto e i suoi raggi concilieranno un pranzo a sacco e la meditazione, perché qui si trovano tempi, modi e occasioni per una salutare ripassata delle vicende della vita.

Qui voli con i falchi e sali in alto con il vento, mentre le valli di Tramonti, di Lettere, del Sarno, gli altopiani del Megano le cime dei fratelli del Cerreto, Monte Sant’Angelo e il Faito, il mare della divina costiera e il golfo di Napoli custodito e vegliato dal dormiente Vesuvio, sono come scene di un film che non ha fine.  Qui c’era fino a un po’ di tempo fa, una capanna-rifugio, voluta e costruita da Ocalan, per farne la sua Reggia, dopo l’autoproclamazione a ‘Re del Cerreto’, ma una mano ignobile e vigliacca, sabato 17 novembre 2013,  l’ha distrutta incendiandola e riducendo tutto in cenere. Dentro di essa, al fresco in estate e al caldo di un fuoco schioppettate d’inverno, si rinfrancavano gli ‘indomabili’ del Cerreto.

Anche il libro del Cerreto, dove si scriveva di emozioni e di sensazioni, è andato distrutto, e persi per sempre i ricordi dei ‘viaggiatori del Cerreto’.

Nei pressi della cima del Cerreto, scendendo verso il Megano per il sentiero n.300, su una parete rocciosa si leggono le invocazioni e una dedica, che Ocalan ha scritto per sciogliere un voto e confermare una promessa a Buddha.

Qui, incastonato in una fessura della roccia, c’era un simulacro in legno, scolpito dallo stesso Ocalan, che riproduceva Buddha Sakkyamuni, il Buddha della Compassione; la stessa mano vigliacca lo ridusse in cenere alcuni anni fa.

La via del ritorno è la stessa dell’andata, a meno che non si vuole, conoscendola, andare per un’altra via, un altro sentiero, scendendo per il Colle Frisco e per il ‘Sentiero del Professore’, per riprendere sulla sella del Mandrone il sentiero n. 340, ripercorrendolo fino al Chianiello e poi ai Cancelli!

(fonte: http://www.parcoregionaledeimontilattari.it/)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here